Citati anche in Valsugana!

Grazie all’amico Mattia Frizzera si espande il verbo del VentolONE anche in Trentino! Sulla homepage de Lavalsugana.it compare un bell’articolo in cui vengono raccontati i recenti sviluppi e le prospettive: se qualcuno di quei posti desidera aggregarsi all’avventura…è il benvenuto!

Peraltro nemmeno la Valsugana è una località particolarmente adatta all’eolico, a parte forse qualche passo e qualche altopiano: peccato!

vento in valsugana

Nell’ambito del discorso relativo ai prodotti commerciali americani segnaliamo anche questo, proveniente dal Missouri, e in vendita per circa 2000$, per una potenza nominale dichiarata di 500W, quindi 4$ / Watt: è inutile, gli americani in queste cose hanno una marcia in più!

Sul loro sito non compaiono le specifiche, se non le dimensioni, pari a 4feet X 3feet = 1,2m X 0,95m.
Ora, se la matematica non ci inganna, per produrre 500W con un rendimento plausibile di 0,35 occorre un vento superiore a 13 m/s…ci sembra un po’ tantino… 😉 !

Anche in Slovacchia – In Slovakia, too

Anche in Slovacchia si interessano di turbine micro-eoliche ad asse verticale! E con una dovizia di particolari e di lavoro ammirevole!

Ci interessa in particolare una variante della turbina Lenz II realizzata per piegatura diretta della lamiera della pala, che in questo modo diventa auto-sostentante. Ora si tratta di trovare una matrice per una piegatrice che ci consenta di realizzare un profilo NACA…oppure, se non c’è (come probabile), ce la costruiremo!

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Also in Slovakia many people are interested in VAWT turbines! And the results are very very good!
We like, in particular, a different way they used to make the Lenz blade airfoil, bending the sheet with a specific machinery. It would be very nice to find such a machinery able to bend a sheet in a NACA way…but this is probably impossibile! So…we will build one by ourselves!


E finalmente… – Finally…

…la notizia tanto attesa!

Il sistema VentolONE + rope pump funziona e produce ed estrae acqua!

Mr. Suha ci ha avvisati tramite sms, dicendoci che funziona tutto egregiamente da domenica scorsa!
UPDATE: il testo dell’sms:
“Hi Mario do not be worried things are going well. The person from SHIPO was here but he has left. He discovered the problem and we bought some stuff from Dar Es Salaam. On the last Sunday we got water but today we are going to make more adjustment for more availability of water. I will tell you the changes”

Ora…ora siamo stra-contenti, e in attesa di vedere un video o una foto del sistema funzionante, gongoliamo e pensiamo…al BIS!
E se qualcuno dei lettori è interessato, e sa di una località che potrebbe essere adatta…noi siamo qui!

Per ora un grazie grandissimo a tutti coloro i quali a vario titolo e in varia maniera (PiccoliPassi, il sig. Asselle, tanti piccoli sostenitori, il preside Iezza, la famiglia di Patrick) hanno permesso di avviare il progetto!

…big news have come!

VentolONE plus rope pump works and water comes as we expected!

Mr Suha told us the great news, so now we are…super-happy, waiting for a video or a picture of the working system, and thinking…of the NEXT ONE!!! So, if you know a place or a situation which could be interesting in terms of wind conditions don’t exitate to contact us!

UPDATE: the sms
“Hi Mario do not be worried things are going well. The person from SHIPO was here but he has left. He discovered the problem and we bought some stuff from Dar Es Salaam. On the last Sunday we got water but today we are going to make more adjustment for more availability of water. I will tell you the changes”

By now many thanks to all donors and all the people worked with us during these days!

qualche info in più sui lavori

(post da leggere con un po’ di ironia !)

Ci giungono notizie circa un interesse crescente rispetto allo stato di avanzamento lavori! Peraltro, anche qui nei dintorni di Jambiani pare che si stia diffondendo la notizia della costruzione del VentolONE nello shamba di Mr. Suha (“shamba” è il nome locale dell’orto – campo coltivato): giusto l’altro giorno, mentre passeggiavano sulla spiaggia, Anna Maria e Laura son state salutate con un “ciao Ventolone” da dei ragazzi che eran lì!

E insomma, eccoci qui nel pieno dei lavori. E’ arrivato il materiale, come indicato nel post precedente: l’accordo preso con dei fabbri locali indicatici da Bereki, che è un po’ il fornitore di qualsivoglia materiale animato e/o inanimato presente sull’isola, prevedeva che all’arrivo dei materiali avrebbero provveduto a tagliare e forare secondo le nostre indicazioni e misure. Ora, il passaggio da Sistema Metrico e Sistema Imperiale in uso per lo più qui sull’isola non è affatto indolore, e genera spesso incomprensioni e difficoltà! Armati di pastelli abbiamo allora segnato direttamente sui profilati i punti di taglio e foratura. I fabbri han cominciato l’opera. In barba a qualunque elementare norma di sicurezza le prolunghe dei cavi elettrici avevano sezioni del cavo che andavano da 0,5 mm2 (adatto a una lampadina…) fino a 1,5 mm2, uniti con semplice nastro adesivo… Ma vabbè! Inoltre la base di appoggio era il lettino da spiaggia… Ma vabbè! E infine la mola flessibile girava al contrario, con evidenti rischi in caso di errore… Ma vabbè!. Comunque, finchè si è trattato di tagliare i profilati, il lavoro è proceduto spedito.

Quando si è trattato di forare i profilati il folklore meccanico ha raggiunto l’apice: non sappiamo se forare buchi da 10mm con la saldatrice sia una buona idea, ma di sicuro la corrente limitata nella casa ha impedito in ogni caso di verificarlo! Per cui, presi un po’ dallo sconforto, abbiamo proposto l’utilizzo del trapano portato dall’Italia. Apriti o cielo! Bucare un profilato di 5mm di spessore appoggiandosi sulla sabbia con un trapano non è proprio banale e si rischiano slogature del polso con la stessa probabilità di avere una giornata di vento a Jambiani! E infatti…

Inoltre sarebbe meglio utilizzare dell’olio refrigerante per evitare di rovinare la punta: quella stessa punta che ha fatto tutti (tutti!) i fori del prototipo in Italia qui è defunta dopo 2 (2!) soli buchi. L’uso di olio di palma ha preservato la durata della seconda punta, ma il surriscaldamento del trapano e la paura che distruggerlo significava complicarci immensamente il proseguimento dei lavori ci ha indotti ad accettare la proposta dei fabbri, che si son portati così il materiale a Stone Town e ce lo dovrebbero riconsegnare stamattina.

Nel pomeriggio poi abbiamo proseguito con il resto dei preparativi per la torre, allestendo le basi da annegare nel cemento: e siccome l’unica presa di corrente che regga la corrente sufficiente alla saldatrice che ci siamo portati dietro è quella della cucina…quale posto migliore per saldare i tondini alla base se non il pavimento sotto le stoviglie? …

saldare in cucina

A valle di questa giornata ci paiono importanti alcune considerazioni nate durante e nel seguito:

  • i locali non sono scemi: semplicemente l’atteggiamento dei locali verso il lavoro è spesso “robusto”, poco attento ai dettagli, che però altrettanto spesso sono anche sostanza e non solo esercizio stilistico (vedi la mola che gira al contrario e gli evidenti rischi per l’incolumità fisica)

  • i locali non sono scemi ma noi possiamo sembrare arroganti: forse ieri li abbiamo guardati un po’ con sufficienza mentre lavoravano sulla sabbia con cavi molto fantasiosi, e con un sorriso tra l’ironico e il supponente. Abbiate pazienza, siamo umani anche noi!

  • dietro questo atteggiamento “robusto” pensiamo ci sia per lo più ignoranza, prova ne sia l’uso che fanno di occhiali mentre tagliano il materiale: evidentemente è passato qualcuno che ha spiegato che è meglio evitare le schegge negli occhi…

  • il nostro ruolo e la nostra presenza qui è continuamente a rischio, oscillante tra l’arroganza degli invasori che arrivano con un bagaglio di sapere immensamente più grande e la supponenza di chi guarda dall’alto in basso

  • i locali non sono scemi ma la testardaggine non gli manca di certo!

  • se il prototipo in Italia è stato costruito in condizioni di minima tecnologia, qui, sulla sabbia e con l’olio di palma scendiamo ancora un pochino di livello…! Al nostro stagista continuamente diciamo che tutto quello che ci vede fare qui…è l’esatto contrario di quel che va fatto in Italia!

  • ah, importante: ci stiamo divertendo un casino in questo marasma!

muratori in erba

[continua: nel prossimo post l’incontro con Mauro di Why]

Prima settimana a Jambiani

Prima settimana in Africa, primo giro di boa!

Guardiamo insieme le foto scattate e, insomma, quanta roba! Incontri, esperienze, e tanto sole vento e spiagge mozzafiato, come si fa a raccontarvi tutto?

Per la verità con un post al giorno forse ci si riuscirebbe ma qualche problema di connessione a Internet ci ha complicato un po’ la vita: insomma, rinunciamo agli Internet Cafè e ripieghiamo su una semplice access point via cellulare. Peraltro costa pure relativamente poco, funziona meglio che in Italia!

Dunque, che cosa abbiamo fatto in questi sette giorni…

Innanzitutto e soprattutto goduto della bellezza di questi luoghi, e della tranquillità della gente: bambini che scorrazzano sulla spiaggia e per la strada che attraversa il villaggio, uomini che riparano le barche o chiacchierano all’ombra, donne che vendono frutta o trasportano la verdura per la cena. Sarà la presenza del mare, sarà che il turismo di massa qui non si è ancora visto, vero è che sembra di essere calati in un mondo parallelo fatto di lentezza, di economia di sussistenza, tranquillo e leggero: pensando a chi ci chiede se sia pericoloso passeggiare da soli a sera guardiamo alla spiaggia deserta, ai bambini che corrono dietro a un pallone, e si ha l’impressione di passare quasi inosservati. O per lo meno non abbiamo subìto l’assalto ai wazungu (=stranieri) bianchi che altre volte abbiamo vissuto in altri viaggi in Africa.

Jambiani è un villaggio di 7000 anime stiracchiato lungo 10 km di costa tra la più turistica Paje, famosa tra i kitesurfer che per ora abbiam visto solo di lontano, e l’area attorno alla cittadina di Makunduchi, che non trovandosi sul mare si è presentata come una città più africana più classica.

A Jambiani colpiscono subito l’occhio la spiaggia e il mare: impressionanti! Di una bellezza mozzafiato, con la barriera corallina che fa sì, insieme a un vento sempre presente, che il mare assuma colori da cartolina. E la spiaggia di sabbia finissima in cui è più facile imbattersi in un pallone o in una barca piuttosto che in un turista che prende il sole… tanto che Prandelli (il CT della Nazionale, per i non avvezzi di calcio!) pare abbia casa 100 m oltre la nostra residenza!

A Jambiani circolano poche auto e molte biciclette, anche perchè la strada che attraversa il paese somiglia più che altro a un sentiero un po’ più largo: la natura calcarea del suolo del resto non aiuta certo i residenti nell’opera di mantenimento e di riempimento delle buche! Qualche negozietto di ortaggi e frutta, qualche negozietto di materiale vario e qualche rivendita di ricariche per cellulari, il resto son tutti Cafè, Guest House, resort e ristoranti.

Ciò non faccia credere che i turisti siano ovunque, per lo meno ora che siam qui da una settimana. Capita talvolta di incrociare qualche bianco e magari qualche italiano, oppure i membri dell’associazione Why. Nei ristoranti si mangia divinamente, e in barba a tutte le paranoiche raccomandazioni mediche ricevute in Italia nessuno ha avuto finora problemi intestinali, pur non risparmiandoci di fronte a nessuna leccornia locale! Se qualcuno dovesse capitare di qui, ad oggi consigliamo una visita al “Sale e pepe”, e da “Okala”, dove abbiamo mangiato in un ambiente assolutamente spartano il miglior polpo in couscous di cocco che mai avessimo mangiato!

[nella prossima puntata: a che punto siamo con i lavori per il VentolONE!]

Gran successo alla festa!

Rieccoci!
dopo i bagordi di sabato scorso ci tuffiamo nei preparativi per la partenza, il 21 luglio. La festa è stata un successo, 120 persone si sono godute una serata in tutta semplicità e allegria, sotto la torre eolica e le pale che giravano placidamente.

Un grazie sentitissimo a tutti, per le donazioni ma soprattutto per la presenza e il clima di vera festa che avete creato!

Segue un estratto di un articolo che comparirà su un giornale locale in settimana: ci sembra un buon punto di arrivo per il progetto, una sintesi, e il punto di partenza per i preparativi per la partenza!

Sabato scorso si è tenuta nella Cascina Porterosse a Suniglia una riuscitissima cena per il finanziamento di un progetto di sviluppo per l’Africa, organizzata dall’associazione Solarecollettivo ONLUs di Racconigi, già nota per i GAS del fotovoltaico.

La serata si è presentata come un semplice e allegro momento conviviale in cui i 120 partecipanti, di tutte le età e di varia provenienza anche da fuori provincia, han potuto gustare una cena deliziosa a base di specialità sia piemontesi che africane dell’isola di Zanzibar, dove il progetto verrà realizzato alla fine di luglio e che prevede la realizzazione di una turbina micro-eolica per il pompaggio dell’acqua da un pozzo. Particolarità della serata: nella cascina era presente un prototipo della turbina stessa, realizzata dai volontari che poi replicheranno la costruzione in loco.

Chiediamo direttamente a Mario Milanesio, uno dei promotori dell’iniziativa, di raccontarci del progetto.

il VentolONE (questo il nome del progetto) nasce come idea nel 2005, durante un mio viaggio in Tanzania, nel quale ebbi modo di osservare in alcune zone una ventosità veramente notevole, stranamente del tutto inutilizzata. Mi chiesi perchè non studiare la possibilità di sfruttare il vento come fonte di energia su piccola scala, in luogo del costosissimo gasolio, nell’ottica di utilizzare l’energia che c’è, dove c’è e quanta ce n’è, che sono un po’ i pilastri dell’idea di sostenibilità”.

Nel 2006 e negli anni seguenti abbiamo sviluppato l’idea, con una tesi di laurea al Politecnico di Torino e poi una successiva con l’Università di Varese, nella quale abbiamo realizzato anche il primo prototipo: per intanto l’incontro fortunato con Solarecollettivo ONLUS, associazione di Racconigi che si occupa della diffusione di tecnologie energetiche sostenibili e rinnovabili, ci ha consentito di strutturare meglio e più organicamente l’intero discorso”.

E poi? Come siete arrivati a questo prototipo e al progetto ZanziVENTO?

dopo aver partecipato e vinto il Trofeo Sviluppo Sostenibile di Edison Energia e aver partecipato alla sezione internazionale a Parigi lo scorso anno, ci siamo ritrovati a un punto morto: l’idea c’era, il prototipo pure, ma non sapevamo cosa farne… Non ci interessa infatti installare una turbina per il solo gusto di installarla, perchè ciò contrasta con il desiderio di condividere il sapere tecnico e scientifico accumulato in questi anni con una comunità, nella logica del peer to peer (da pari a pari). Ci interessa che lo scambio sia in qualche modo mutuo, e non semplicemente l’installazione di una tecnologia da parte di ricchi occidentali per i sempre poveri africani. Ci interessa infine che la realizzazione possa avvenire con materiali completamente reperibili in loco, in modo che si possa poi anche manutenere con semplicità”.

Un po’ diverso da tanti progetti di aiuto…

esatto, diverso: la prospettiva è quella della condivisione reciproca di saperi. In tal senso abbiamo avviato un blog in cui condividiamo tutto il materiale (https://inventiamoci1sviluppo.wordpress.com/ , oppure cercare “ventolone” su google) e attraverso il quale…siamo arrivati a Zanzibar!”

In che senso?

a ottobre ci hanno contatto due persone di ritorno da un viaggio a Zanzibar, Alberto e Benedetta, i quali ci han descritto la situazione di mr. Suleiman Suha, maestro a Jambiani, che desiderava poter estrarre acqua da un pozzo comunitario del villaggio per sé e per i concittadini, perchè ad oggi l’acqua è sollevata da 18m con semplici secchi. Era l’occasione che attendevamo! Inoltre, quasi per coincidenza, presentiamo il progetto durante la manifestazione Children for Africa dell’ 11 e 12 dicembre 2010 alla Crosà Neira di Savigliano organizzato da Piccoli Passi, dedicata alle scuole e alla conoscenza dell’Africa, e otteniamo una promessa di sostegno e aiuto. Nasce così ZanziVENTO, il progetto per realizzare un VentolONE a Zanzibar. Ci siamo perciò organizzati per costruire prima un prototipo qui, in Italia, con lo scopo di studiare le soluzioni tecniche migliori, e anche per dimostrare come una turbina micro-eolica possa essere ben diversa da quei mostri impattanti sul paesaggio, chissà che qualcuno non la voglia per casa sua!”.

Ma non vi fermate a una sola turbina…

infatti: il progetto non mira tanto alla costruzione di una singola turbina, quanto piuttosto alla condivisione di un sapere tecnico, in modo che nelle scuole locali e tra la popolazione possa attecchire, ma solo se sarà loro desiderio: abbiamo ben presente che, in ogni caso, siamo loro ospiti!”

E quindi, poi, la festa…

sì: dopo aver ricevuto il sostegno da parte della ONLUS saviglianese Piccoli Passi, che ha coperto parte della cifra necessaria con una donazione del sig. Asselle, abbiamo messo in moto tutto il sistema! Abbiamo aggregato persone nuove, nello spirito della condivisione di saperi e competenze, strutturato il viaggio e la permanenza nel villaggio di Jambiani, preso contatti e autorizzazioni con le autorità locali, e realizzato il prototipo che vedi qui stasera”.

Il prototipo si presenta come un traliccio di 8m di altezza, in cima al quale 3 pale girano verticalmente praticamente in assenza di vento: la costruzione è imponente! Alla torre è collegata una pompa un po’ diversa dal normale, che butta acqua appena il vento sale un po’ di intensità.

avete fatto tutto da soli?

beh, sì: dopo aver dimensionato la torre secondo normativa, e con l’aiuto di mio padre Michele abbiamo costruito tutto con materiali e utensili semplici, esattamente come se fossimo già a Zanzibar!”

vedo che nel progetto è presente anche l’IIS Arimondi-Eula

già: è stata la ciliegina sulla torta! A fine aprile un mio allievo di Racconigi, Patrick Dal Zotto, della classe quarta periti meccanici mi ha manifestato il dispiacere perchè era saltata la possibilità di partecipare a uno stage in Africa accompagnato dalla zia. Gli ho proposto il nostro progetto, e grazie alla grande, grandissima disponibilità del preside Pasquale Iezza e dei suoi genitori il 21 luglio partirà con noi per un mesetto a Zanzibar! Per me, insegnante, è una grandissima soddisfazione, ed è molto bello che si possa instaurare uno scambio con gli studenti zanzibarini di questo tipo!”

e a che punto siete con il budget?

a seguito delle donazioni che abbiamo ricevuto siamo ormai a un passo dalla mèta, diciamo che mancano poche migliaia di euro. Vediamo e intendiamo queste donazioni come spinta iniziale di un progetto che mira ad attecchire e autosostenersi nel tempo, come se una comunità di persone ci incaricasse di realizzare una idea avendone in cambio…l’idea stessa! Che come detto, è disponibile a tutti, senza brevetto ma con licenza Creative Commons, in modo che citata la fonte possa diffondersi per scopi non commerciali nel più ampio raggio possibile!”

immagino ci sia tanta gente dietro questo progetto…

esatto! Desideriamo ringraziare in tal senso la disponibilità del Fondo di Solidarietà di Racconigi e di Piccoli Passi onlus per i contributi in denaro, delle parrocchie saviglianesi, dell’agriturismo “Nonna Genia” di Grinzane Cavour e di Matteo Mondino per le stoviglie, del Comune di Caramagna e del suo sindaco Mario Riu per tavoli e sedie,. Desidero a titolo personale ringraziare in particolar modo mia sorella e le sue compagne di fornelli per la cena deliziosa, e Alberto, Walter, Mirko e Danilo e tutto il gruppo di Solarecollettivo per tutto il lavoro che hanno svolto per la torre eolica e per la riuscita della festa”

un successo per ora, quindi?

di questi tempi aver messo insieme 120 persone che non si conoscono attorno a un progetto, e realizzare una serata così allegra, colorata, in semplicità, con persone che magari si incontrano di nuovo dopo anni, e vedere la turbina che gira placidamente nella brezza della sera…beh, per me non ha prezzo!”

Non ha prezzo: pregustando Zanzibar!

Un breve video sintetizza infine il mese di lavoro attorno al VentolONE 3.0: buona visione!

A mr. Suha il VentolONE piace! – Mr Suha likes VentolONE very much!

Riceviamo via mail, e pubblichiamo, gongolanti!

Dear Alberto,

 It is nice that now the process of constructing a water tank will be very rapid.

 I admire how the wind turbine works as I have seen in the video. Many people will be happy since we have never seen such technology and we will study alot.

 When the check list is ready, I will work with it

Thank you for evrything.

                                                               SUHA.

Above the mail mr. suha yesterday sent to us: we are very happy about that, expecially for the bold phrases!

Importantissimo!
Non dimenticate la festa del progetto ZanziVENTO di sabato 18 giugno!

Africa, PVS, energia e furbacchioni

Un articolo interessante in merito ai biofuel in terra d’Africa: della serie,
facciamo la benzina per spostarci
ma non abbiamo il granoturco per sfamarci
(e scusate la semplificazione rozza ma efficace…).

Pensiero della domenica

“Quando i missionari vennero per la prima volta nella nostra terra, loro avevano le Bibbie e noi avevamo la terra.
Cinquant’anni dopo, noi avevamo le Bibbie e loro avevano la terra”

Jomo Kenyatta, primo presidente del Kenya dopo l’indipendenza

Non ce ne voglia nessuno: guardiamo a questo aforisma più per noi e per il nostro operato e che cosa ci apprestiamo a fare piuttosto che come una critica acida contro il passato.
Guardiamo al passato per interrogarci oggi sul nostro modo di muoverci, sui nostri obiettivi, su quello che ci anima.