At Hackaday Conferenze, evening

..now hacking prize of nice hackday badge!

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No Maker Faire, no party!

Quest’anno, contrariamente a quanto baldanzosamente dichiarato qualche tempo fa, il VentolONE non sarà alla Maker Faire di Roma che inizia domani.
Ci siamo resi conto, ai primi di settembre, che il carico derivante dalla gestione della stessa con forze ridotte, le “ossa rotte” dal fiasco di openGalileo, gli impegni nuovi in arrivo per alcuni di noi (la cicogna piuttosto che l’immissione in ruolo a scuola) rendeva insostenibile la cosa.
La sorpresa di leggere la mail di risposta degli organizzatori nella persona di Alessandro Ranellucci, l’affetto tributatoci e il loro dispiacere sincero spingono a perseverare…ma in fondo mica ce n’era bisogno, la tenacia piemontese ci appartiene fino nel midollo.
Così stiamo proseguendo, con occhi nuovi e nuovi approcci, più lenti, africani, ordinati.
E tuttavia mi trovo, ancora una volta, in viaggio verso la Maker Faire di Roma, con la scuola dove insegno, con i colleghi e con i miei studenti (per chi vuole, stand C4 e C5), intanto che la convalescenza del VentolONE va avanti…

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Altre turbine, altri mondi – Other turbines in other worlds

Riprendiamo dal sito di Vincenzo e segnaliamo ai lettori il caso di Tashi Bista in Nepal nella regione di Mustang, il quale ha realizzato una turbina eolica a partire dai famosi disegni e progetti di Hugh Piggott.

Ci riempie gli occhi vedere come le persone intraprendenti vedano un problema e ne cerchino una soluzione!

 

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From Vincenzo’s site the story of Tashi Bista from Mustang region, Nepal: a wind turbine made with simple materials using Piggott’s projects. It is so nice to see people trying to solve their own problems and needs with poor stuff and great keenness!

 

MakerFaireRome 2015!

Ci saremo anche noi!
è ufficiale, e lo sappiamo, ironicamente, dallo stesso giorno (di più, dallo stesso istante!) in cui abbiamo mandato in liquidazione openGalileo.

Si chiude una porta, se ne aprono altre, con nuove persone e nuovi membri!
Ci speriamo, stiamo operando per completare definitivamente la turbina.
Poi toccherà allo Stirling!
Un agosto…incandescente!

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Yeah, we will be at MakerFaireRome again! openGalileo has gone, new possibilities, new targets, new people to come!
We are working hard to complete the turbine, then it will be the solar stirling turn!

openGalileo chiude – openGalileo is over

Insomma, si chiude.

L’esperienza, l’esperimento di openGalileo, l’idea di coniugare aspetti sociali della nostra impresa e aspetti commerciali per sostenere la stessa…beh, è fallita.
Chi scrive gestisce questo spazio web dalle origini e ha dato vita al progetto VentolONE.
Ne ha viste di cotte e di crude, ha vissuto in prima persona la fatica a reperire fondi, a conoscere e mescolarsi con altre esperienze, a realizzare prototipi con risorse limitatissime, a reggere la delusione di fronte ai fallimenti.
Chi scrive non ha però mai avuto a che fare con una situazione quale quella creatasi nella società.

Ho riflettuto a lungo circa la possibilità di passare tutto sotto silenzio piuttosto che raccontare tutto per filo e per segno…e sì che ci sarebbero tante, tante cose da raccontare!
L’idea che mi son fatto è che i lettori, gli amici maker e tutti i donatori di questi anni abbiano diritto di sapere, e che al tempo stesso un racconto dettagliato sarebbe solo …triste, per la pochezza umana di tante persone sperimentata in questi 10 mesi.
Le difficoltà han generato un diradamento spinto degli articoli pubblicati perché si rischiava ogni volta di finire per avvocati: ora che siamo in liquidazione si è potuto riprendere a pubblicare.
Le difficoltà han generato uno sfaldamento anche del gruppo originario, che ha vissuto una crisi profonda: resta chi ha superato quella crisi, e chi desiderava e desidera fino in fondo vedere il progetto progredire.
Le difficoltà han portato alla luce in maniera netta chi ci metteva del suo e chi ci ha messo le chiacchiere, chi crede nella finalità sociale del progetto e chi voleva preservare il capitale investito: di fronte a questo la cernita è stata naturale, e spietata.
Le difficoltà hanno delle cause che penso siano da ricondurre a tanti fattori, tra i quali i seguenti:

  • c’è stato un atteggiamento e un approccio provinciale da parte mia e del gruppo originario: è una startup, mica una scampagnata! Posso pensare di imparare facendo, come abbiamo fatto in questi anni dal punto di vista tecnico, ma in tal caso devo potermi fidare ciecamente dei miei compagni, del fatto che non mi pugnaleranno alle spalle in punta di Diritto Civile;
  • c’è stata la paura di alcuni membri della società di prendere posizione quando le cose precipitavano: non dovevano star zitti di fronte ad alcune scelte in palese contrasto con il codice etico sottoscritto da tutti, se si cede su questo il resto come può andar bene?
  • ci siamo fidati di persone che, pur avendoci sostenuto fin dall’inizio, una volta in società per calcolo o per incapacità non han saputo né voluto mitigare le divergenze che emergevano, facendo invece pesare il loro voto in assemblea nella direzione opposta a quei valori dichiarati, sbandierati, sottoscritti. “i soldi non sono un problema” è molto bello da dire e molto vero probabilmente, ma probabilmente il desiderio di preservare i soldi a tutti i costi un problema per qualcuno lo è diventato, anche quando si facevano scelte per lo meno discutibili. Chi scrive soldi ne ha messi tanti, tantissimi, dall’inizio, senza troppi calcoli se non quelli della fine del mese;
  • mi e ci siamo fidati, soprattutto, di un personaggio che fino al giorno prima della decisione definitiva di dare avvio all’impresa si è comportato correttamente, con quella dose di simpatica milanese spavalderia che reputavamo utile per vincere il nostro provincialismo. Poi è venuto fuori il resto, un personaggio tanto abile con le parole quanto vuoto nei contenuti (non, non è fiorentino e non si chiama Matteo!), inconcludente, capace di sfiancare anche il più prudente tra di noi con quel carico di acrinomia e sfiducia verso gli altri che dimostra quanto poco ci abbia conosciuti: sempre convinto che io e gli altri gli si volesse fare le scarpe, incapace di vedere i cambiamenti radicali di atteggiamento quando ci son stati per il bene della società, scorretto nelle relazioni umane e scorretto nelle relazioni societarie, incapace di scusarsi nemmeno di fronte agli errori incontestabili. Un chiacchierone, un morto di fame che ha gettato addosso a me e al gruppo una grande, grandissima sfiducia verso il prossimo, verso il futuro: se non son capace a far prevalere la ragione e la scienza nemmeno in un contesto tecnico, se un chiacchierone qualunque è in grado di far saltare relazioni e amicizie oliate, rodate, radicate…di chi mi potrò fidare in futuro?

Se basta un personaggino simile a metterci in difficoltà… come possiamo immaginare di cambiare alcunché del nostro piccolo angolo di mondo?
Se un personaggino simile finisce in TV nazionali (oggi a SkyTG24) a parlare di ciò in cui è presunto esperto, rispetto al quale abbiamo appurato la effettiva pochezza, ecco, allora nel nostro Paese conta solo raccontare bene le cose (aah, lo “storytelling”…), il merito va bene a riempir la bocca, e quando salta fuori che è solo fuffa…si sposta l’attenzione su qualcos’altro con la più semplice applicazione dello straw man argument … Di quanti altri cialtroni televisivi ci siamo bevuti negli anni un sapere inesistente, non potendo verificare come invece in questo caso? Tanti, tantissimi, di sicuro, per lo più senza accorgercene se non dopo.
(Al riguardo abbiamo un altro bell’esempio italiano da raccontare, tenuto in caldo da gennaio, ma i vincoli societari mi hanno impedito di esporlo, con un po’ di scienza: ci torneremo).

Infine: questo blog e questo sito han rischiato seriamente di sparire, di finire in mano a quel personaggio: quando il tizio si è appalesato meglio per quel che era e per qurl che faceva e voleva, la possibilità è stata rifiutata con fermezza, generando tanti malumori. Ora capisco meglio il rischio corso, e ringrazio chi al FabLab a Torino mi ha aiutato e consigliato per il meglio.

Insomma eccoci qui.
In questa estate bollente lavoriamo sodo per completare gli aspetti tecnici che ancora mancano, come potete vedere negli articoli recenti, e per ricostruire su basi più solide le relazioni umane che contano, quelle che han dimostrato di valere anche nella divergenza di opinioni.

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openGalileo is over, finally.
Our experiment in entrepreneurship has gone, and we are not going to cry for this!
Some relationships and some friendships are gone with the society, some others are still alive.
The project goes on, fortunately we preserved it from those difficulties and from those persons interested only in making money with it.
Life goes on!

Tempo di cambiamenti

Al lettore attento non sarà di certo sfuggito il sostanziale silenzio su questo blog, da ormai cinque mesi.

Grossi e radicali cambiamenti sono in atto, alcuni dolorosi, ma nulla possiamo dir di più, ora, per questioni che saranno chiare a breve: questioni di soldi, di diritti, di relazioni umane.

Abbiamo capito a nostre spese che il successo, anche piccolo, attira le mosche, e non basta saper di tecnica per tenere alla larga le mosche dal piatto…

E abbiamo anche capito, ancora una volta, che Chi sa non parla; chi parla non sa” – Lao-Tzu.

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Arduino e “arduino”

Leggiamo da giornali online (per esemio qui, qui e qui) che ci sarebbero non pochi problemi in casa Arduino: al solito, l’odore dei soldi per qualcuno è più inebriante dell’odore del sangue per uno squalo.

Insomma, non sappiamo più di tanto, ma da quel che ci pare di capire noi del VentolONE stiamo con Banzi!

Nel forum qualche informazione in più!

banzi

Si chiude il 2014…(ultima parte)

…il VentolONE di Suniglia si è rotto, le pale della turbina Aloise versione Darrieus non stanno tanto bene,

e a Ukomola qualcuno ha rubato le batterie!

Batterie dell'impianto a Ukomola

Batterie dell’impianto a Ukomola

Accidenti, conosciamo la notizia da inizio settembre, la cosa ci ha turbato e ci turba non poco tuttora, finalmente la raccontiamo.

Le 12 batterie DEKA Solar 105Ah acquistate a Dar Es Salaam presso un rivenditore locale avevano lo scopo di immagazzinare l’energia elettrica prodotta dall’impianto eolico costituito dalle due turbine per utilizzarla su richiesta nel pompaggio dell’acqua, almeno per ora, e per altri usi aggiuntivi in futuro, disgiungendo la presenza locale  del vento, soprattutto di sera e di notte, con la richiesta di energia elettrica, soprattutto pomeridiana.

Tarcisio ci ha comunicato la notizia con il suo solito stile asciutto:

"Hanno rubato le batterie a Ukomola, pertanto lasciamo perdere tutto.
Il progetto è concluso. Andrò a togliere anche la pompa dal pozzo."

Siamo rimasti parole: e ora? Mirko era il più battagliero, e gli altri gli sono andati dietro.

La riflessione: la turbina da sviluppare è la Aloise, quella piccola, quella alla nostra e loro portata. L’impianto di Ukomola, così congegnato è complesso e si espone a costi enormi per le finanze locali a ogni intoppo, rottura o furto che sia.

Abbiamo lasciato passare del tempo, un po’ per riprenderci noi, un po’ per lasciar sbollire Tarcisio che un po’ abbiamo imparato a conoscere. Qualche settimana dopo il nostro vulcanico prete ci ha scritto di nuovo:

"Non hai ancora reagito alla notizia che hanno fregato tutte le batterie, 
Hanno rotto il catenaccio e hanno asportato le batterie. 
Che facciamo? Hai delle idee?"

Insomma, gli è passata e ora si riprende il cammino.

E quindi.

Ripristinare le batterie è un invito ai ladri a tornare quanto prima, quindi l’ipotesi è da escludere, occorre ripensare l’impianto alla radice; di videosorveglianza non se ne parla, siamo in mezzo alla savana.
Però serve l’acqua, prima ancora che l’elettricità.

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Ci muoviamo quindi in direzione di un sistema semplificato che pompi acqua solo quando c’è vento, quindi niente batterie da rubare, e immetta l’acqua in un serbatoio per gestire le utenze.
Lo studio è tutt’ora in corso.

Tuttavia non ci fermiamo alla mera analisi tecnica del problema, ci interessa approfondire da tanti punti di vista la questione Ukomola.

Riflettendo siamo giunti a una serie di conclusioni, e il ritardo con cui diamo ai lettori la notizia del furto è figlio del tempo che queste riflessioni han richiesto.

Per cominciare, riteniamo che l’impianto di Ukomola sia al tempo stesso necessario e sovradimensionato.
E’ necessario perchè per costruire la scuola serve l’acqua per i mattoni, e per avere l’acqua serve l’elettricità, e per avere l’elettricità non è pensabile utilizzare un genratore a gasolio, quindi o sole o vento.
E’ sovradimensionato perchè le competenze richieste per la sua gestione, manutenzione e riparazione sono superiori a quelle della popolazione locale, almeno per quel che abbiamo toccato con mano: l’assenza di una scuola secondaria fa sì che non si vada al di là di una istruzione elementare, quindi: niente istruzione, niente impiato eolico. Ma niente impianto eolico, niente elettricità, quindi niente scuola e niente istruzione.

E’ un serpente che si morde la coda.

Una seconda riflessione è relativa alla reazione che i nostri lettori e tutti i donatori avranno rispetto alla notizia. Il periodo storico in cui viviamo, l’intolleranza per il diverso, una visione spesso ottocentesca e paternalistica dei popoli del Terzo Mondo, l’irritazione che umanamente ha colto anche noi potrebbero e potranno indurre tanti a liquidare la faccenda così:

  • vedi che non ci si può fidare? gli regali l’impianto e loro se lo rivendono
  • vedi che son “negri”? vedi che sono dei ladri come i “negri” che abbiamo in giro, un’invasione? niente da fare, bisogna affondargli quelle barche quando arrivano sotto costa a Lampedusa!
  • oh, poverini, vedi quanto stanno male, arrivano a rubarsi la roba tra di loro!

Insomma, manca solo un passaggio nella TV di Barbara D’Urso e si chiude il cerchio!

Certamente sappiamo che le reazioni saranno anche queste. Altrettanto sappiamo che, nel periodo storico buio e gretto in ci viviamo, è difficile intavolare un discorso e un confronto, specialmente se determinate convinzioni sono necessarie per mantenere in piedi un mondo di idee che consente di tirare avanti in mezzo alla Crisi. Insomma, a certe persone è indispensabile aver paura dei “negri”, aver qualcuno di facile cui dar la colpa di ogni sventura.

Noi ci siamo fatti questa opinione: che chi ha rubato le batterie è un ladro. Che come ogni ladro ha una storia alle spalle, in ogni parte del mondo. Che la vita qui è difficile e laggiù di più.
Che però rubare delle batterie è un furto, ed è semplicemente stupido, perchè recide delle possibilità, delle prospettive a una intera comunità. Che è come segare il ramo sui ci si è seduti, e che al riguardo forse, come italiani, in questo periodo siamo gli ultimi che abbiano qualcosa da insegnare ad altri.

Una terza riflessione, infine.
Qualche persona ci ha suggerito di passare sotto silenzio la notizia perchè, insomma, era uno smacco non da poco per il gruppo, per tutto il lavoro svolto, perchè una notizia del genere sicuramente può gettare discredito sulla nostra attività e rendere molto più difficile avere nuovi donatori: zitti e mosca, insomma.

Ecco, questo proprio non ci piace. Teniamo alla trasparenza, alla nostra trasparenza, perchè sappiamo che se siamo arrivati al 2015 con le nostre imprese, i nostri progetti, i nostri prototipi è perchè tante persone ci hanno sostenuto per via della nostra trasparenza e non “nonostante la nostra trasparenza”.
Siamo consapevoli che il mondo non va avanti così, che di fronte a una cosa del genere normalmente le aziende passano la cosa sotto silenzio o, se proprio non possono fare diversamente, cercano un caprio espiatorio.
Della serie: i meriti sono miei, le colpe sono tue, e l’arbitro è cornuto.

A noi questo modo di agire non piace, non ci interessa, anzi ci fa proprio schifo.
A costo di perdere donazioni, progetti, possibilità, crediamo che le cose cambiano…cominciando a cambiarle, noi in prima persona.

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Ora il 2014 è veramente finito.