Centrare, equibrare e mettere in bolla le pale e e turbine…

Centrare, equibrare e mettere in bolla le pale e e turbine…

Dopo una mezza mattina passata a scappare letteralmente dalle api che Tarcisio e Mirko han stuzzicato per prendere il miele…(sgrunt), qualche puntura qua e la’ e qualche inseguimento folcloristico, rieccoci a Ukomola!

UPDATE

UPDATE 2
Sempre piu’ in alto!
UPDATE 3
Fine prima torre!
…e specialmente a quelle che lo sono da poco! 😉
Qualche foto rubata di buon mattino: Vincent in piena beatitudine…



Insomma, con l’arrivo di forze fresche oggi siamo andati parecchio avanti coi lavori, su due fronti: le pale e i tubi per la struttura, cioe’ carpenteria metallica, e la trasmissione del moto.
Gran lavoro di Mirko, di Paolo e soprattutto dei nostri due stagisti, Adam e Cristiano, che meritano un plauso per la serieta’, l’impegno e l’affidabilita’.


Per quanto riguarda la trasmissione da giorni aspettavamo l’arrivo del ponte di diodi che chi scrive aveva pensato bene di dimenticarsi a casa… insomma, oggi ci siamo costruiti un “banco prova” molto africano, analogo a quello realizzato in Italia ma non sfruttato per mancanza di tempo: baiskeli, pignone saldato perche’…era cosi’, generatore Pro Kit Goldenmotor, regolatore Tristar TS-45, e tester vari, datalogger e reed e Arduino. Obiettivo: capire come diamine funziona la regolazione, al di la’ del manuale.

Risultato: 9 RPM_DC/Volt (a valle del raddrizzatore), quando si raggiunge la tensione di carica il regolatore devia la corrente sulla resistenza di dump, cosi’ facendo al generatore e’ richiesta tanta corrente, quindi per reazione una coppia contro-elettromotrice elevata tende a frenare il generatore stesso che con estrema difficolta’ si riesce a far girare a velocita’ superiore, quindi la turbina girera’ a velocita’ angolare praticamente costante.

Che fatica tirar su le torri! Cioe’, molto meno dello scorso anno, ma comunque fatica!

UPDATE
Siamo al secondo piano, fine giornata, a casa ci aspettano Andrea, Anna Maria e Paolo.

Makambako e’ una cittadina vicina a Ilembula dove e’ nata, ormai 7 anni fa, l’idea di sfruttare il vento per soddisfare i bisogni energetici.
E’ una citta’ che ci stupisce tutte le volte che ci passiamo: un immenso centro commerciale a cielo aperto! Un brulichio di negozi e negozietti e di traffici che permea tutte le stradine, dove puoi trovare le cose piu’ improbabili: dagli pneumatici usati a 15 euro allo scooter elettrico (!!!) che monta un motore a magneti permanenti assolutamente analogo a quelli che useremo come generatori, al negozio di yogurt, fino al cambio Shimano Nexus (una chicca per ciclisti). In mezzo di tutto e di piu’, dai vestiti alle borse alle pettinatrici al negozio di “ciapapuer”.
E un brulichio continuo senza soluzione di continuita’, come una immensa rambla africana:



In questo via vai abbiamo avuto modo di vedere Tarcisio in azione nelle vesti di acquirente, e vi assicuriamo che e’ uno spettacolo! Il suo fare brusco e burbero stona comicamente con i modi lenti e “pole pole” dei locali, che alle richieste di uno specifico materiale normalmente rispondono con sguardo perso e pensieroso, come se dovessero decidere se c’e’ a magazzino, poi confabulano tra loro, poi ci pensano ancora un po’. Tarcisio brontola, sbuffa, noi dietro si ride di gusto, quando per esempio si rifiuta di pagare il parcometro (!) ma garantisce al parcheggiatore che passera’ in municipio per leggere per bene la legge, e parlano e discutono e bisticciano.

Tra una risata e l’altra riusciamo a trovare una soluzione ottima per la trasmissione, utilizzando un differenziale di un “bajaj”, una specie di motoretta a tre ruote, sull’asse posteriore del quale e’ interato anche un freno a tamuro, per noi utilissimo.

bajaj, modelli vari
Insomma, tra una risata e uno sbuffo di Tarcisio compriamo anche altri tubi che ci serviranno, e nell’ottica di una circolazione stradale sicura e in regola con il codice della strada tanzaniano, Aloise dota il carico di un segnalatore mobile…

Dai,domani diamo il via alle torri a Ukomola, e domani sera Paolo, Andrea e Anna Maria ci raggiungono per darci man forte!
In questo viaggio di ritorno, avendo ormai preso un po’ confidenza co i trasporti locali, la polvere, la radio a palla, abbiamo piu’ leggerezza e possibilita’ di osservare.
Osservare le persone, il paesaggio, il mondo in rapido cambiamento anche qua, forse soprattutto qua.
Stiamo percorrendo una strada che parte da Dar Es Salaam e, attraversato tutto il Tanzania, giunge fino in Zambia e di li’ poi in Sudafrica.
Fu realizzata qualche decennio fa dai cinesi i quali, mica scemi, aevano visto lungo.
Nel 2003, prima volta in Tanzania, questa strada era percorsa da 3-4 compagnie di bus. Oggi saranno 25. Sorprende ancora di piu’ pero’ il trasporto merci: oggi e’ domenica, eppure file impresionanti di tir vanno e vengono che sembra la tangenziale di Torino, zona Sito.

Questa strada e’ in corso di raddoppio: al termine diverra’ una autostrada a ttti gli effetti, o la versione africana di questa. In ogni caso, container e container di merci cinesi su tir arabi che vanno e vengono, vanno e vengono, su mezzi folcloristici come su mezzi nuovissimi.

Ora, un paio di considerazioni:
– che ne sara’ di questa gente che non conosce i tir se non per la polvere che alzano? Trarranno vantaggio da questi cambiamenti? Queste persone che vanno a piedi, in bici, in moto (cinesi), finiranno tritate da uno sviluppo irruento che sa di deja-vu?

– in tutto questo via vai, e nel mezzo dela Grande Crisi, dove sono gli europei, dove sono gli italiani? Vediamo container cinesi, arabi, indiani. Dove sono gli imprenditori italiani? Veramente pensano ancora all’Africa come alla terra dei “baluba negri”, come tanta propaganda recente ci ha inondato le case, le tv?
E poi. Forse e’ meglio cosi’. Forse e’ meglio che questa terra non veda lo sviluppo rapace che non e’ progresso, di cui siamo nel nostro piccolo testimoni e spettatori e attori, e che sta vedendo, ora nella Vecchia Europa, il rovescio della medaglia. A questo Paese siamo affezionati.

'...voglio una vita spericolata...' - sorpasso a sinistra su strada in costruzione

'...guido senza vedere, mi fido ciecamente del sedere...!'
Ripartiamo, ritorniamo a Ilembula per i nostri eolici traffici. Il “safari” e’ finito: la notte passata osservando dala finestra gazzelle e simili che brucano sotto casa nella luce della luna, e rumori indistinti e versi di animali, con il ruggito di un leone mica tanto lontano, con la consapevolezza che uscire non era per nulla consigliato (il guardiano ha un kalashnikov…vero!)…ecco, una notte cosi’ e’ un ricordo impagabile!
Ora si riparte, sul solito daladala tenuto insieme con lo scotch che trasporta una umanita’ variegata che ha suoi problemi, sue aspirazioni, suoi pensieri, che ci sono per lo piu’ sconosciuti ma che ci fa sentire n qualche modo…vicini…

…anche in senso fisico!
Poi…beh, trasportiamo anche un letto, a questo giro!

Adam in primo piano, in fondo si carica il letto!

Si lavora per incastrare il letto...
Siamo in viaggio (“safari” in kiswahili, guarda caso) in mezzo alla savana, sotto un sole caldissimo, in attesa di giungere nel parco del Ruaha. Qui, a parte la strada, di tutto cio’ che e’ l’uomo non c’e’ assolutamente nulla.



twiga!

tembo (so far)


tembo!

sunset in Ruaha park!

tembo!

sunset in Ruaha park!
La truppa si dedica un due giorni a Iringa e poi al Ruaha per dare un’occhiata agli animali della savana! Vediamo se le giraffe hanno il collo cosi’ lungo per davvero!

somewhere near Sao Hill, Tanzania
UPDATE
Capita, sul bus, di sedere vicino a una donna Masai…
…e allora, se ci si ferma un attimo, si scopre che ci osserva, pensierosa, forse pensa che siamo disgustosamente sbiaditi, forse ci guarda con compassione per i mille ammenicoli di cui siamo carichi, forse questi son solo pensieri da occidentale, la donna forse pensa tutt’altro in una vita, la sua, che corre parallela alla nostra senza porsi il problema di questo parallelismo.