A che punto siamo

Oggi continuano i lavori. Gli ultimi 2 giorni ci hanno visti fronteggiare i soliti imprevisti imprevedibili che in Africa bisogna sempre mettere in conto. Anche se sono “imprevedibili”.
Quindi oggi non ci sbilanciamo!
Sabato il generatore a gasolio di don Tarcisio non dava segni di vita, quindi eravamo senza corrente elettrica, ieri invece e’ emerso un errore nella misura della luce vista dalle pale: il primo problema era dovuto a un banale adattatore cui per molto tempo son stati richiesti tanti ampere in eccesso, ben oltre la resistenza del misero cavo…il secondo invece era dovuto alla nostra dabbenaggine e alla fretta di fare, che specialmente qui non perdona mai.
In Tanzania dicono “haraka haraka, aina baraka“:’ “la fretta non e’ mai benedetta”…saggezza africana!
Insomma, ieri sera eravamo un bel po’ demoralizzati…e solo la forza e la tenacia di Cristiano e Adam nello spingere il Lince che si insabbiava nella notte incipiente ci ha dato energia e coraggio per affrontare le magagne. Che insomma, non sono nulla di irreparabile, ne’ buchi da forare ne’ buchi da chiudere, solo piani intermedi da spostare.

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i lavori proseguono, si prendono altre misure

Spesa a Makambako

Makambako e’ una cittadina vicina a Ilembula dove e’ nata, ormai 7 anni fa, l’idea di sfruttare il vento per soddisfare i bisogni energetici.
E’ una citta’ che ci stupisce tutte le volte che ci  passiamo: un immenso centro commerciale a cielo aperto! Un brulichio di negozi e negozietti e di traffici che permea tutte le stradine, dove puoi trovare le cose piu’ improbabili: dagli pneumatici usati a 15 euro allo scooter elettrico (!!!) che monta un motore a magneti permanenti assolutamente analogo a quelli che useremo come generatori, al negozio di yogurt, fino al cambio Shimano Nexus (una chicca per ciclisti). In mezzo di tutto e di piu’, dai vestiti alle borse alle pettinatrici al negozio di “ciapapuer”.
E un brulichio continuo senza soluzione di continuita’, come una immensa rambla africana:

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In questo via vai abbiamo avuto modo di vedere Tarcisio in azione nelle vesti di acquirente, e vi assicuriamo che e’ uno spettacolo! Il suo fare brusco e burbero stona comicamente con i modi lenti e “pole pole” dei locali, che alle richieste di uno specifico materiale normalmente rispondono con sguardo perso e pensieroso, come se dovessero decidere se c’e’ a magazzino, poi confabulano tra loro, poi ci pensano ancora un po’. Tarcisio brontola, sbuffa, noi dietro si ride di gusto, quando per esempio si rifiuta di pagare il parcometro (!) ma garantisce al parcheggiatore che passera’ in municipio per leggere per bene la legge, e parlano e discutono e bisticciano.

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Tra una risata e l’altra riusciamo a trovare una soluzione ottima per la trasmissione, utilizzando un differenziale di un “bajaj”, una specie di motoretta a tre ruote, sull’asse posteriore del quale e’ interato anche un freno a tamuro, per noi utilissimo.

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bajaj, modelli vari

Insomma, tra una risata e uno sbuffo di Tarcisio compriamo anche altri tubi che ci serviranno, e nell’ottica di una circolazione stradale sicura e in regola con il codice della strada tanzaniano, Aloise dota il carico di un segnalatore mobile…

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Dai,domani diamo il via alle torri a Ukomola, e domani sera Paolo, Andrea e Anna Maria ci raggiungono per darci man forte!

Tanzania crossing

In questo viaggio di ritorno, avendo ormai preso un po’ confidenza co i trasporti locali, la polvere, la radio a palla, abbiamo piu’ leggerezza e possibilita’ di osservare.
Osservare le persone, il paesaggio, il mondo in rapido cambiamento anche qua, forse soprattutto qua.
Stiamo percorrendo una strada che parte da Dar Es Salaam e, attraversato tutto il Tanzania, giunge fino in Zambia e di li’ poi in Sudafrica.
Fu realizzata qualche decennio fa dai cinesi i quali, mica scemi, aevano visto lungo.
Nel 2003, prima volta in Tanzania, questa strada era percorsa da 3-4 compagnie di bus. Oggi saranno 25. Sorprende ancora di piu’ pero’ il trasporto merci: oggi e’ domenica, eppure file impresionanti di tir vanno e vengono che sembra la tangenziale di Torino, zona Sito.

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Questa strada e’ in corso di raddoppio: al termine diverra’ una autostrada a ttti gli effetti, o la versione africana di questa. In ogni caso, container e container di merci cinesi su tir arabi che vanno e vengono, vanno e vengono, su mezzi folcloristici come su mezzi nuovissimi.

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Ora, un paio di considerazioni:
– che ne sara’ di questa gente che non conosce i tir se non per la polvere che alzano? Trarranno vantaggio da questi cambiamenti? Queste persone che vanno a piedi, in bici, in moto (cinesi), finiranno tritate da uno sviluppo irruento che sa di deja-vu?

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– in tutto questo via vai, e nel mezzo dela Grande Crisi, dove sono gli europei, dove sono gli italiani? Vediamo container cinesi, arabi, indiani. Dove sono gli imprenditori italiani? Veramente pensano ancora all’Africa come alla terra dei “baluba negri”, come tanta propaganda recente ci ha inondato le case, le tv?
E poi. Forse e’ meglio cosi’. Forse e’ meglio che questa terra non veda lo sviluppo rapace che non e’ progresso, di cui siamo nel nostro piccolo testimoni e spettatori e attori, e che sta vedendo, ora nella Vecchia Europa, il rovescio della medaglia. A questo Paese siamo affezionati.

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'...voglio una vita spericolata...' - sorpasso a sinistra su strada in costruzione

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'...guido senza vedere, mi fido ciecamente del sedere...!'

Tutaonana, Iringa!

Ripartiamo, ritorniamo a Ilembula per i nostri eolici traffici. Il “safari” e’ finito: la notte passata osservando dala finestra gazzelle e simili che brucano sotto casa nella luce della luna, e rumori indistinti e versi di animali, con il ruggito di un leone mica tanto lontano, con la consapevolezza che uscire non era per nulla consigliato (il guardiano ha un kalashnikov…vero!)…ecco, una notte cosi’ e’ un ricordo impagabile!
Ora si riparte, sul solito daladala tenuto insieme con lo scotch che trasporta una umanita’ variegata che ha suoi problemi, sue aspirazioni, suoi pensieri, che ci sono per lo piu’ sconosciuti ma che ci fa sentire n qualche modo…vicini…

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…anche in senso fisico!
Poi…beh, trasportiamo anche un letto, a questo giro!

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Adam in primo piano, in fondo si carica il letto!

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Si lavora per incastrare il letto...

A caccia (fotografica) di Twiga e Tembo

Siamo in viaggio (“safari” in kiswahili, guarda caso) in mezzo alla savana, sotto un sole caldissimo, in attesa di giungere nel parco del Ruaha. Qui, a parte la strada, di tutto cio’ che e’ l’uomo non c’e’ assolutamente nulla.

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twiga!


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tembo (so far)


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tembo!

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sunset in Ruaha park!

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tembo!

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sunset in Ruaha park!

In viaggio, di nuovo

La truppa si dedica un due giorni a Iringa e poi al Ruaha per dare un’occhiata agli animali della savana! Vediamo se le giraffe hanno il collo cosi’ lungo per davvero!

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somewhere near Sao Hill, Tanzania

UPDATE
Capita, sul bus, di sedere vicino a una donna Masai…
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…e allora, se ci si ferma un attimo, si scopre che ci osserva, pensierosa, forse pensa che siamo disgustosamente sbiaditi, forse ci guarda con compassione per i mille ammenicoli di cui siamo carichi, forse questi son solo pensieri da occidentale, la donna forse pensa tutt’altro in una vita, la sua, che corre parallela alla nostra senza porsi il problema di questo parallelismo.

Basamenti completati e qualche riflessione

Ieri abbiamo passato la giornata tra le sudate carte per cercare di capire come dimensionare la trasmissione dalla turbina al generatore, in mezzo a ponti raddrizzatori, regolatori, batterie: tutto lavoro che andava fatto prima…se solo non ci avessero spedito il materiale il giorno prima di partire!
Per fortuna, oltre a questa fuffa elettronica, qualcuno ha proseguito nel lavoro al sito, a Ukomola: a sera i basamenti erano “completati”…nel senso che era finito il cemento. In ogni caso possiamo cominciare a montare le torri!

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Nei basamenti di ciascuna torre son finiti cemento (poco?), sabbia di granulometria random standard, sassi e pietrame, nonche’ del terriccio che scivolava giu’ mentre con le carriole con le ruote tutte demolite si versava nella buca.
Insomma, un po’ all’africana.
Da esterni e probabilmente influenzati da decenni di “efficienza, produttivita’, qualita’ totale” ci sembra assolutamente incomprensibile il motivo che spinge i locali a una indolenza rispetto ai problemi e alle magagne che emergono, di qualsivoglia natura. Piu’ che una critica la nostra e’ semplice osservazione: se una riga deve esser dritta, quasi di sicuro verra’ “quasi dritta”. Non solo perche’ mancano i mezzi. Ma in fondo a queste considerazioni era gia’ giunto il presidente Nyerere qando criticava l’indolenza del suo popolo…

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Re.Co.Sol. 2012, covegno annuale

Oggi (sabato 9 giugno), siamo qui:

al convegno annuale della Rete dei Comuni Solidali, dove presenteremo il nostro progetto SavanaWIND e le nostre prospettive, e confrontarci con le altre realtà.

Alla luce delle ragioni dell’esistenza di Re.Co.Sol. (di cui vi consigliamo la lettura) pensiamo sia una ottima occasione di confronto, dialogo, e un’ottima vetrina internazionale per presentarci!

Citiamo dalle “ragioni”:

“…La grande Cooperazione Internazionale non sempre è stata in grado di dare risposte immediate.Sostanzialmente in questi anni sono stati mostrati molteplici fallimenti o difficoltà di espansione della cooperazione rendendo inefficaci e poco incisive tonnellate di belle parole, in particolare i principali motivi sono:
· il centralismo; cioè il fatto che tutte le decisioni importanti che riguardano un gran numero di persone che vivono in aree lontane e diverse tra di loro vengono prese in pochissime sedi centrali.
· il verticismo; cioè la trasmissione rigida dal vertice alla base delle decisioni che riguardano operatori e utenti senza tener conto di eventuali suggerimenti.
· il decisionismo; le decisioni vengono il più delle volte prese di autorità senza tener in minimo conto le parti interessate, innescando a volte forti conflitti.
· il settorialismo; ogni aspetto della vita viene trattato separatamente in modo frammentario semplificato e non comunicante.
· l’assistenzialismo; si danno prestazioni o sussidi in modo da alimentare la dipendenza e la passività a costi spesso non sostenibili lasciando poi l’utente senza aiuti.
· l’imponenza; si predispongono piani elefantiaci con proposito grandiosi e obiettivamente difficili da raggiungere che poi vengono abbandonati lasciando vere e proprie cattedrali nel deserto che non sono di nessuna utilità. Ogni organismo ha un ufficio incaricato della stesura di un nuovo progetto, ma quanti hanno al loro interno un esponente proveniente se non dal paese destinatario dell’intervento almeno dal continente? Quanti organismi possono registrare nel proprio consiglio direttivo una persona straniera?

Nasce dunque l’esigenza di adeguare le forme di cooperazione alla crescente domanda di partecipazione degli attori locali che richiedono alla cooperazione alcune cose fondamentali:

1. COSA progetti chiari con indicazione di interventi piccoli ma precisi che diano un senso compiuto (ad esempio realizzazione di un pozzo, di una casa, l’acquisto di 100 zappe ecc)

2. COME modalità di realizzazione snelle senza troppi passaggi di mano e la certezza che la mia offerta giunga a destinazione senza realizzare cattedrali nel deserto e il più delle volte anche senza dover compilare tonnellate di relazioni

3. DOVE
la certezza che il luogo di intervento sia un posto conosciuto che magari mi permetta di conoscere il bambino che vado ad aiutare o la famiglia che ricevi la mia zappa (principio che ha permesso un notevole impulso alle adozioni a distanza

4. IN CHE MODO fondamentale è sapere quali sono le modalità di intervento se diretto o se tramite ONG o ancora tramite quale altro organismo

5. TRASPARENZA fondamentale è il grado di trasparenza che l’iniziativa deve avere io singolo cittadino devo essere in grado di sapere che fine fanno i miei soldi dove vanno e cosa si fa con essi, ormai la gente sa che alcune strutture “mangiano” oltre l’80% dei soldi per mantenere la struttura e quindi all’utilizzatore finale resta ben poco del mio aiuto. Rimane da chiedersi chi possa dare al cittadino le risposte alle sue giuste aspettative, per noi la risposta è molto chiara “IL SUO COMUNE”. …”

Ci faremo valere!