Crowdfunding in Italy?


Entrando nel vivo del percorso che ci dovrebbe condurre alla campagna di crowdfunding…stiamo scoprendo delle cose che ci lasciano molto più che perplessi. Anzi, ci fan veramente rabbia!

Riportiamo il testo di una mail che il buon Alberto ci ha mandato per sintetizzare quanto scoperto da lui al riguardo:

i fondi raccolti andranno a sommarsi alle componenti positive di reddito…” Quindi come tali saranno sottoposti alla tassazione prevista a seconda della natura del beneficiario: privato, partita iva, società.
Oggi sono passato dall’Agenzia delle Entrate.
Per quello che ho capito finora, per un’attività di vendita (della turbina) le alternative possibili sono:
– ditta individuale (quindi con partita IVA)
si è soggetti all’imposta IRPEF per un’aliquota che parte dal 23% del reddito a salire;
in questo caso saranno comunque dovuti anche i contributi pensionistici indipendentemente dal reddito;
– società a responsabilità limitata (snc o sas): con il regime di contabilità semplificata il reddito è soggetto al 27,5% di IRES ed al 3,9% di IRAP. I fondi raccolti tramite campagna di crowdfunding vanno a sommarsi al reddito.Per la costituzione di una srl è necessario un capitale minimo di 10.000€ fornito dai soci.
Nel caso di cooperativa si ha diritto a delle agevolazioni (IRES del 27,5% sul 40% dell’utile) ma dipende dal tipo di cooperativa, cioè se di natura completamente o parzialmente mutualistica. il che significa nel primo caso che si potrebbe “vendere” solo ai soci, nel secondo caso anche a non soci ma per una percentuale ridotta che non mi ha saputo dire quanto.

Quindi, per farla semplice: se si raccolgono i fondi con crowdfunding questi sono un reddito, quale che sia la forma societaria adottata. Fatti due conti, il fisco incassa da subito il 27% di questi “redditi”.

Ora, facciamo due conti della serva. Se raccolgo 10000€ è ragionevole che se ne vadano in ricompense (pledges) circa 5000€, la metà: in parte sarà il prodotto stesso, in parte saranno oggetti di valore minore. Se il fisco se ne prende almeno 2700€, restano 2300€ per le spese vive, i macchinari, la pubblicità, l’affitto dei locali, ecc. ecc. Non si parla affatto di profitti, ancora. Si parla di avviare l’attività.

Se partissimo da un qualunque finanziamento bancario invece, al di là della rata annua, nulla ci chiederebbe il fisco.

A queste condizioni quindi è sostanzialmente impossibile avviare una campagna di crowdfunding.

I ragazzi di Fabtotum ci han confermato la questione tasse.

Abbiamo cercato informazioni qui e là anche sul web, trovando questo ahimè godibile articolo che conferma tutto quanto riportato da Alberto, fonte Agenzia delle Entrate.

Insomma. Siamo anche noi all’Anno Zero. Tocchiamo anche noi con mano come il nostro Paese voglia pervicacemente restare ancorato al passato, agli anni ’60-’70-’80. Non voglia assolutamente confrontarsi con il “mondo nuovo” che la rivoluzione digitale ha innescato. Di più, ragionando un momento sembra abbastanza evidente quis olet, chi ci guadagna da un limite così insensato posto al crowdfunding: le banche.

Ora, lungi da noi fare i Masaniello e gli arruffa-popolo qui sul blog del sito, ma SANTAMISERIA, noi vorremmo solo poterci provare, magari combinare qualcosa di buono, produrre qualcosa. Fino a quando dovremo accettare una classe dirigente così miope, anzi, così chiusa sui propri privilegi? Si deve per forza arrivare alle mani? Possibile che noi cittadini comuni si venga considerati tutti come Gondrano de “La fattoria degli animali”? Possibile che la storia non abbia insegnato nulla a questi signori?

A queste retoriche domande rispondiamo…affermativamente. Sì, ci trattano per scemi. Probabilmente san pure che lo siamo. E che il “familismo amorale” studiato da Banfield negli anni ’50, il grido dantesco “italia serva, di dolore ostello“, la critica di Guicciardini al campanilismo italiota, beh, han tutti una medesima radice nell’ignoranza egoistica di chi crede che lui e il suo piccolo clan se la caverà, comunque, perchè più furbo degli altri.

Quindi, cari lettori, quando domattina vi troverete nella condizione di poter ottenere un vantaggio con una furbacchionata, o vedrete una furbacchionata compiersi e starete zitti, ecco, poi magari non lamentatevi se il destino vostro, nostro e del nostro Paese non ha alcuna speranza di modificarsi.

Noi ora, per intanto, con la morte nel cuore, ci muoveremo verso USA, UK, o quant’altro.

E riportiamo un aforisma di Prezzolini che ci sembra decisamente in tema:

“l’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi la usa contro di lui. Il furbo è dominante nel nostro paese non solo per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale fa appello per ogni sua necessità. Nella politica, nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, si insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La reazione di chi furbo non è, e che può chiamarsi, al suo opposto, fesso, è un disincanto generale, un mesto disdegno, una corazza di silenzio e ottuso rispetto, non sufficienti, però, a porlo al riparo delle sempre nuove scaltrezze dei primi”

—————-

We are encountering some difficulties with crowdfunding campaign. We discovered what italian revenue authorities stated about donation on crowdfunding: they are income, real income, so you have to pay taxes about. More or less 27%, depending on the company type you choose.

We are astonished. Searching and searching we discovered in UK and USA the situation is completely different, simpler and easier. And taxes are really lower. So…it is hard for us, who love our country, to write down these words about the stupidity of our governments and ruling class, so that non-italian people could read…

How can a stranger get to Italy to start an activity? It is really sad to say that.

It is time for us to find other ways to build up our campaign. Maybe in UK, maybe in USA. We don’t know how, by now, we will tell as soon as possibile.

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One thought on “Crowdfunding in Italy?

  1. Mario, per quanto non risolva nell’immediato la situazione, e cominciare a scrivere lettere aperte ai nostri parlamentari, almeno quelli della Provincia di Cuneo?
    I dati sono già ben sintetizzati e molto chiari in quanto avete scritto… Inutile lamentarci se non arriviamo a dirlo apertamente nella stanza dei bottoni. Tanto più che lo scattante Renzi dopo le vicende del job act, intende ora passare alla semplificazione fiscale, secondo me i tempi sono maturi anche per mettere in moto una protesta organizzata e consapevole.

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